Ricerca personalizzata
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

martedì 9 giugno 2009

Franceschini, a casa!




domenica 4 gennaio 2009

Cosa ha fatto di buono il Fascismo?


Ecco qua alcune delle cose che Mussolini ha fatto... a chi gliene venissero in mente altre...


ACQUA: per tutta la vita cercò acqua potabile e creò molti acquedotti
ANALFABETISMO: eravamo i primi in Europa e diventammo gli ultimi nell’analfabetismo
AGRICOLTURA: bonificò milioni di ettari di terreno, rendendoli da incolti, fertilissimi
ANIMALI: puniva chi li maltrattava
ARCHEOLOGIA: la sviluppò in tutti i suoi rami
ARCHIVI: nel 1923 istituì gli Archivi StataliASFALTO: fu il primo ad averlo utilizzato
ASSEMBLEA: amava le assemblee con gli stranieri, fondò la FAO
ASSISTENZA: creò l’opera per la Maternità e per l’Infanzia per l’assistenza di tutti: piccoli e grandi
ATEISMO: fu il primo che fece sentire il nome di Dio e della Chiesa in Parlamento
ATLETICA: ci volle tutti atleti, fece iniziare la ginnastica dall’asilo fino alla maturità
AUTARCHIA: siamo stati i primi nel mondo a vivere alcuni mesi in perfetta autarchia
BIBLIOTECA: volle in tutti i paesi d’Italia la biblioteca a disposizione di tutti
BRIGANTAGGIO: la mafia e la camorra in Italia furono completamente eliminate
CALCIO: fece del gioco del Calcio il gioco nazionale, l’Italia vinse due titoli mondiali
CARBONE: fece scavare carbone in tutte le regioni d’Italia
CASA: forse la preoccupazione piu’ grande per il Duce fu la casa per tutti, costruì le case popolari per i poveri
CHIESE: ne costruì a migliaia
CINEMA: lo amava, fece costruire Cinecittà
CIRCEO: un borgo antico abbandonato che il Duce fece rinascere come Parco Nazionale
CITTADINE E COMUNI COSTRUITI DA MUSSOLINI IN 10 ANNI: Latina, Aprilia, Sabaudia, Pomezia, Guidonia, Ardea, Ostia Lido, Fregane, Palo, Ladispoli
CITTA’ GIARDINO: ogni città italiana possiede un giardino detto Mussoliniano
CONSORZI: fondò i consorzi agrari al servizio degli agricoltori
DESERTO: fece del deserto libico una zona ad altissima produzione agricola
DIGHE: ne fece costruire molte per raccogliere le acque
DITTATURA: quella del Duce non fu una dittatura, ma una Democrazia popolare
DOPOSCUOLA: fondò i doposcuola per completare la preparazione degli alunni
ENCICLOPEDIA: il Duce è l’autore della piu’ grande e piu’ completa enciclopedia del mondo (Opera Omnia)
ESPORTAZIONE: i nostri prodotti agro-industriali venivano esportati all’estero
ETIOPIA: l’impero coloniale sospirato dal Duce per il popolo
FERROVIE: moltiplicate
FINANZE: corpo istituito dal Duce, prima non era militarizzato
FORESTALE: altro Corpo istituito dal Duce
GIORNALE: creò 7 giornali
GUARDIE: fondò la milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
ILLUMINAZIONE: al Duce piaceva la luce, illuminazioni in città e paesi
LIRA: aumentò il valore della lira
MILLE MIGLIA: creazione del Duce
MONZA: circuito ideato da Mussolini
PANE: per avere il pane per tutti vinse la battaglia del grano
PINO, PIOPPO, ABETE: piante predilette dal Duce che distribuiva in tuta Italia
PREVIDENZA SOCIALE: in ogni città sorse il Palazzo della Previdenza Sociale
RADIO: Mussolini amava la radio e il suo inventore aiutato da lui
REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA (R.S.I.): fu un bene operato dal duce per la salvezza della Patria
RICERCHE: fondò l’istituto delle Ricerche
ROMA: la passione del Duce, ne fece una metropoli (vedi le sue strade, le università, le accademie, i palazzi, i ministeri)
STRADE: le centuplicò
TREBBIATRICI: le comprò per i contadini
TUBERCOLOSI: era come la sifilide, inguaribile. Costituì il Forlanini per la sua cura
UNIVERSITA’: ha costruito innumerevoli università, anche la Città Universitaria a Roma
UTOPIA: il fascismo non fu utopia perché ha realizzato ogni cosa propostasi, fu utopia il comunismo che pensava di conquistare il mondo, ma ha fallito
VACCINAZIONE: ordinò la vaccinazione di tutti i bambini, anche i piu’ piccoli
VELA: divenne sport al tempo del Duce
VIGILI DEL FUOCO: istituiti dal Duce
VULCANO: propose fin da allora uno studio particolare per le eruzioni dei vulcani
ZOLFO: lo cercò in tutte le regioni.

domenica 23 novembre 2008

Cosa mi tocca leggere!!!

Guido ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Comunismo - Aforismi": ma xke non ti ammazzi, ripassa la storia prima di parlare....quello che tu chiami comunismo erano dittature alla strega di quella di hitler, di mussolini....e persone come stalin, come mao tse tung non sono peggiori dei sopracitati, sono tutti una razza....il comunismo è un ideale, un porsi diversamente nella produzioni dei beni, nella ripartizione e nei rapporti tra gli uomini nella società....il comunismo è libertà e giustizia sociale....il comunismo sono le lezioni di lenin, l'atteggiamento vero di un comunista è la storia dell'italia con enrico berlinguer e l'amore che portò milioni di persone a piangerlo alla sua morte....l'ideale comunista ha avuto l'unico grande difetto di essere nato 100 anni prima e di essere caduto in strumentalizzazione nelle mani sbagliate.


Io vorrei che questo Guido facesse in modo da essere rintracciabile, affinchè io possa chiarirgli il concetto di educazione e il concetto di comunismo in modo tale che, la prossima volta che si accingerà a parlare di argomenti simili, non si faccia figure di merda come in questo caso. Questo è un chiaro esempio di persona di sinistra. Grazie Guido!
kkuiu uyh hkljh lh lhighilh j hkjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjj kh kh kjh kh k kjh h kh kh kh h kljhkljh jkh klh kjh lkjhlkh iuh j h khj hk

martedì 4 novembre 2008

4 Novembre


"Camerati: fate vivere in voi

e tramandate nei vostri figli,

che hanno l'inestimabile

privilegio di crescere nel

clima imperiale del Fascismo,

lo spirito della Vittoria, che

significa: dovere, coraggio,

dedizione assoluta alla

Patria"




Benito Mussolini 4 Novembre 1938
ELENAELENAELENAELENAELENAELENAELENAELENAELENALENAELENAELENAELENA ELENA ELENA ELENAELENA ELEDFALJDFJ FDLKJAIOERJADIRJFDIRJAFSIDDJLFFDLòJIREJAF DSLKADFLJIOJE FFDJLFIODASF
Quando, secoli fa, frequentavo la scuola elementare, il 4 Novembre era festa nazionale e facevamo i cortei per poi arrivare in Piazza e commemorare i caduti con canti. Ora non si fa più nulla, anzi peggio ancora, si è dimenticato il senso e l'importanza di questa ricorrenza.
VERGOGNA!
dfljfoijio fkljòòldsfirjflsdkjlkdfjdslfdslò fdflsjeoifjldskfjdlskjfdljf dflkjadfljaeoijfldsfjlkgjdslifjoeifj dslkadslj fdaslòfdfl jfdlkjfadslkjf adòsjlfasdlfj


domenica 14 settembre 2008

Fini e l'Antifascismo. Che tristezza.

"Chi è democratico è a pieno titolo antifascista e la destra italiana deve riconoscersi nell'antifascismo e nei valori della nostra Costituzione. Se in Italia non è stato così agevole farlo, è perchè non c'è stata una destra in grado di riconoscere in pieno i valori antifascisti".


Il 7 gennaio di quest'anno il Presidente Gianfranco Fini, accompagnato da tutti quelli che ora gli dicono bravo e ieri strillavano onore ai camerati assassinati, è andato a commemore il trentennale per i Caduti di via Acca Larentia, assassinati perché uccidere un fascista non era reato. Anche i giovani dell' MSI erano dalla parte sbagliata? Non si ricorda più il Presidente Gianfranco Fini quando, in nome dell’antifascismo che oggi lui esalta come requisito essenziale per essere democratici, negli anni 70 e fino all’83 hanno ammazzato decine di ragazzi di quel Fronte della Gioventù di cui lui era Segretario Nazionale. Anche loro erano dalla parte sbagliata? Che dire del Fascismo? Nessuno ricorda l'orario di lavoro definito e certo, il riposo settimanale obbligatorio, leferie pagate, la previdenza sociale, la cura e tutela della maternità e dell'infanzia, la scuola obbligatoria per tutti, la pensione, le case popolari, sradicazione della TBC, la progressiva spartizione del latifondo... Nessuno si ricorda più da chi sono stati introdotti?
Provo enorme tristezza e delusione per le sue dichiarazioni.

sabato 9 agosto 2008

Foibe io non scordo







Vediamo chi ha il coraggio di vederlo fino alla fine...

E' giusto???

Da pochi minuti sotto casa mia hanno cominciato a suonare i Modena City Ramblers... che culo oserei dire... Allora mi chiedo: è giusto che possano tranquillamente cominciare il concerto cantando Bella Ciao e se io mi permetto solo di canticchiare a bassa voce Giovinezza rischio il linciaggio o comunque vengo guardata molto male???
Facciamo un richiamo alla memoria... tutti conoscono i lager... ma io darei qualche consiglio... nessuno ha mai sentito parlare de "Il libro nero del comunismo"? Mi fa ridere perchè su molti siti viene anche diffamato...
Visitate i seguenti siti:


Belli miei... belli miei i comunisti... tirate fuori la faccia dalla sabbia... non leggiamo solo i libri di testo ( tra l'alro scritti da comunisti) il mondo non è pieno di cretini... ringraziando il cielo la madre degli stupidi non sempre è in cinta...
In ogni caso mio figlio in barba ai modena se la sta dormendo... e gliela mette nel didietro a tutti...

mercoledì 9 luglio 2008

Comunismo - Aforismi

""Una persona normalmente informata su quel che è successo nel mondo, non può che essere, e nel modo più naturale, visceralmente anticomunista. Il problema vero sono coloro che reagiscono istericamente, scompostamente al naturale anticomunismo" (Arnold Beichman).


“Il comunismo non è un sistema politico ... ma una malattia di massa, simile all’epidemia di una peste” (Vladimir Bukovskij).


"Tutto ciò che esiste merita di morire" aveva detto Engels. Lenin instaurò uno Stato che applicava questo principio.


“Andai sul fronte russo per vedere se davvero i comunisti erano più cristiani di noi, come diceva il maritainiano Mounier. Scoprii che il regime aveva fatto cose terrificanti. E decisi che dovevo raccontare quel che avevo visto” (Eugenio Corti).


Se la repubblica ha inizio a piazzale Loreto e la Costituzione affonda le sue radici nei regolamenti di conti e nelle violenze del 25 aprile, allora siamo davvero messi male" Anonimo


"Ovunque il comunismo si è impiantato, ha prodotto solo crimini. Le dimensioni di questi crimini hanno un'allucinante portata in paesi quali la Cambogia, la Cina, il Vietnam, il Laos, la Birmania, la Corea del Nord. Si pretendeva di trasformare questi paesi in altrettanti paradisi anticapitalisti, li si è fatti, invece, piombare nell'inferno."


"I comunisti sono uomini piccoli piccoli. Se non possono vincere sparano e la chiamano "rivoluzione". Se non possono sparare insultano e la chiamano "satira"."

martedì 3 giugno 2008

Foibe

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce. Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell’URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l’argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati “cittadini di serie B”, e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d’altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l’occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco. Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. È una ferita ancora aperta “perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo”. Il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Inizia oggi l’elaborazione di una delle pagine più angoscianti della nostra storia.


La vignetta qua sotto è stata pubblicata nel febbraio 2006 sul sito dei giovani comunisti italiani in contemporanea alla giornata della memoria. A dimostrazione che i giovani comunisti del Pdci non son solo gente plumbea, ma anche ignorante. Visto che è noto che nelle cavità carsiche finirono non solo fascisti ma anche molti italiani non fascisti, antifascisti, partigiani, ebrei, donne e bambini. Semplicemente perchè italiani. Ma si diceva che quella dei giovani comunisti del Pdci è solo la manifestazione più visibile e più rozza del livore che permane verso la causa e la vicenda umana delle genti d'Istria e Dalmazia. Basta farsi un giro su Indymedia, il sito che funziona da cervello collettivo di tutta la galassia disobbediente e no global, per imbattersi in maramaldeggiamenti su foibe e infoibati. In una pagina del sito infatti campeggia una grande foto del maresciallo Tito corredata dalla nota: «Un eroe del nostro tempo, un grande combattente per la libertà, per la verità e per i diritti umani».

Nell'abbozzata biografia del dittatore jugoslavo invece a proposito delle foibe si legge: «Finita la guerra Tito si appropria dell'Istria italiana. Una vicenda dolorosa, quella della spartizione della penisola, con migliaia di profughi che devono lasciare le loro case, mentre quelli che restano sono vittime di sanguinose faide ("foibe")». Dove le foibe sembrano un accidente della storia e non l'esito tragico dell'ordine criminale dato dallo stesso Tito ai suoi soldati di spazzare via gli italiani in un'operazione di pulizia etnica di inaudita ferocia. Operazione che miete evidentemente consensi tra i frequentatori di Indymedia. Sotto la vignetta comparsa sul sito del Pdci infatti, si leggevano commenti come questi: «10-100-1000 foibe. Perché provare pietà per dei morti fascisti?», scriveva uno che si firmava Ska e precisava di «non essere uno stalinista ma un no global».Mentre a chi ricorda che nelle foibe furono trovati anche dei bambini e chiede polemicamente ai suoi interlocutori del forum di Indymedia se fossero "spie fasciste" pure loro, un certo Antifa rispose: «Lo sarebbero diventati da adulti. L'antifascismo militante è saggio e lungimirante». Se poi dal rivendicazionismo si passa al negazionismo ci si ritrova nelle farneticazioni dei marxisti leninisti italiani. La loro tesi è che nel settembre 1943 non 15 mila come furono ma «circa 500 fascisti italiani, slavi collaborazionisti e soldati tedeschi furono giudicati colpevoli di crimini contro la popolazione locale, passati per le armi dai partigiani slavi e italiani e i loro corpi infoibati».Fenomeni isolati? Purtroppo no.

giovedì 27 settembre 2007

sabato 28 luglio 2007

9 motivi per votare centro sinistra...






Ecco 9 buone ragioni per votare Centro sinistra:







1: perchè alla Presidenza della Repubblica abbiamo messo una persona equilibrata, democratica e non di parte;




2: perchè finalmente siamo rappresentati da politici seri ed equilibrati, un vero esempio per i nostri figli;




3: perchè incoraggeremo i matrimoni gay, dando in affidamento bambini a queste persone esemplari;




4: perchè chiuderemo i centri di assistenza di prima accoglienza, aprendo le frontiere a tutti senza regole e controlli di polizia... più avanti gli daremo anche il voto (che sarà nostro al 99%);



5: perchè apriremo sempre più moschee e incoraggeremo l'arrivo di islamici, anche quelli più estremisti alla faccia dei crociati cattolici, degli americani e delle forze dell'ordine;



6: perchè intitoleremo nuove alule del parlamento ad altri eroi rivoluzionari, teppisti e criminali come Carlo Giuliani;

7: perchè la faremo pagare alle forze dell'ordine che hanno osato fermare la rivoluzione proletaria durante gli anni di piombo...
" Sergio D'Elia, ex membro dell'organizzazione terrorista comnista "Prima linea", condannato a 25 anni di carcere per l'omicidio, nel 1978 dell'agente di Polizia Fausto Dionisi, è diventato deputato ed è stato eletto segretario di presidenza della Camera dei Deputati"
Finalmente un ex terrorista assassino, può ricoprire un'incarico al Ministero degli Interni, dopo essere stato condannato definitivamente per l'omicidio di un poliziotto;



8: perchè il nostro conflitto d'interesse in favore delle Coop rosse è democratico, quello di Berlusconi era fascista. Con la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco e quella della distribuzione dei carburanti, i nostri ipermercati Coop avranno nuovi grandi profitti, a scapito di farmacisti e benzinai borghesi!

9: perchè così potremo tassare sempre più tutti gli italiani, rendendoli sempre più "proletari" e sempre meno "borghesi reazionari"...
Mi raccomando...

Continuate a votare
Centro Sinistra!!!



















































































































































































































































































































































































































martedì 26 giugno 2007

AIUTACI A FERMARE LE ARMI.



Dal 2003, la campagna Control Arms chiede un Trattato sul commercio delle armi (ATT), vincolante e in grado di prevenire i trasferimenti internazionali di armi qualora queste vengano utilizzate per commettere violazioni dei diritti umani.
Mentre esistono trattati internazionali che regolano il trasferimento di armi chimiche, biologiche e nucleari, non ne esiste uno che regoli quello delle armi convenzionali, quelle più comunemente utilizzate nei conflitti e in contesti violenti.
Nel dicembre 2006, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 153 governi hanno votato a favore dell’avvio dei lavori per giungere all’approvazione del Trattato. Questo è accaduto, in gran parte, grazie agli sforzi della campagna Control Arms e dei suoi sostenitori, oltre un milione, che in tutto il mondo hanno firmato la petizione Million Faces a sostegno dell’iniziativa.
Durante il 2007, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, coinvolgerà i governi in una consultazione in merito ai contenuti del Trattato che si prolungherà fino all’apertura della prossima sessione annuale dell’Assemblea Generale. Si tratta di un passaggio critico.
Abbiamo bisogno del tuo aiuto per avere la certezza che i governi si pronuncino nel modo giusto!
In parallelo a questa consultazione ufficiale, la campagna Control Arms sta svolgendo una Consultazione popolare in merito al Trattato sul commercio delle armi. I sostenitori della campagna, in tutto il mondo, stanno chiedendo ai loro governi di promuovere un Trattato efficace, in grado di proteggerli dalla violenza delle armi.



Un Trattato sul commercio delle armi è ampiamente fattibile, dovendosi basare sugli accordi in materia di controllo delle armi e di diritti umani già esistenti. Il Trattato deve riguardare tutti i tipi di armi convenzionali e tutti i trasferimenti, inclusi la vendita, il noleggio, il prestito, le donazioni, le importazioni e le esportazioni di armi.
Il Trattato deve essere equo e obiettivo. I governi hanno il diritto di procurarsi armi per l’autodifesa e la sicurezza nazionale, ma hanno anche la responsabilità di proteggere la popolazione civile dalla violenza armata.

I governi hanno il dovere di promuovere un Trattato efficace, che metta fine ai trasferimenti di armi quando queste sono utilizzate per commettere crimini di guerra, crimini contro l’umanità o altre atrocità.

Ogni anno, in tutto il mondo, persone comuni sono uccise, ferite, stuprate e costrette a lasciare le loro case a causa del commercio mondiale delle armi, del tutto privo di regole. È importante che tu esprima la tua opinione in proposito! Per porre fine alla sofferenza causata dai trasferimenti di armi irresponsabili, dobbiamo agire subito!
Vai su

http://www.amnesty.it/campagne/controlarms/appelli/index.html

e compila la cartolina che verrà inviata al nostro ministro degli esteri

mercoledì 21 marzo 2007

La morte del Duce

Tra le 16 del 27 aprile del 1945 e le prime ore del giorno successivo si compie il destino dell'uomo prima più amato e poi più odiato dagli Italiani. Oltre 20 anni della nostra storia si concludono così amaramente in una tragedia la cui fine, però, non è ancora stata scritta.

Mussolini viene scortato dagli uomini della 52° brigata "Garibaldi" al comune di Dongo. Pedro e Bill lo accompagnano dal sindaco, l'avvocato Rubini, in attesa di ordini; intanto comunicano alla sede milanese del CLN l'avvenuta cattura del dittatore e di tutto il suo seguito. La notizia giunge anche al comando generale americano. Claretta Petacci viene anche lei ospitata nel Municipio, ma in un'altra stanza. Il neo sindaco per circa un'ora si intrattiene con il suo particolare ospite in attesa di consegnarlo agli Alleati con tutti gli alti gerarchi. E' noto a tutti, infatti, che le clausule dell'armistizio firmato l'8 settembre del 1943 dai rappresentanti del Governo legittimo italiano con gli alleati, prevedevano al consegna del Duce e di tutti i suoi collaboratori alle autorità angloamericane. Non solo, ma anche il premier britannico Churchill, si era espresso in merito alla questione con una nota riservata che non lasciava alcun equivoco: "La consegna del capo dei "diavoli" con i suoi complici deve essere considerata un obiettivo importante che dobbiamo cercare di realizzare con tutti i mezzi in nostro possesso". Il colloquio tra Mussolini e il sindaco di Dongo e stato riportato solo nel 1993 grazie ad alcuni manoscritti. Il sindaco si comporta come se davanti a sé non si trovi un prigioniero, un nemico, ma un uomo degno di rispetto e di considerazione, un uomo che, a torto o a ragione, ha governato il Paese per lunghi anni con il consenso del popolo.

Nella tarda serata del 27 aprile, giunge al CLN di Milano dellacattura di Mussolini. I quattro esponenti del Comitato insurrezionale antifascista

Longo - capo del PCI nell'Italia del nord e delle Brigate Garibaldi;

Pertini - segretario del PSI;

Leo Valiani - segretario del Partito d'azione ed

Emilio Sereni - esponente del PCI

decidono la condanna a morte di Mussolini.

Leo Valiani, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, scrive:

" Sono al lavoro all'Italia libera, deve essere passata la mezzanotte quando mi telefona Sereni, che è al comando generale, credo con Longo e Pertini. E' giunto un radiomessaggio alleato che chiede la consegna di Mussolini. Non c'è che da fucilarlo immediatamente. Questa era l'opinione di Sereni, Longo e Pertini; è anche la mia e, dunque, di tutto il Comitato insurrezionale..."

In realtà i quattro interpretano alla lettera gli ordini ricevuti qualche tempo prima da Palmiro Togliatti il quale, incaricato da Stalin di comunistizzare il paese, aveva deciso che il Duce doveva essere giustiziato rapidamente e sommariamente per evitare di farlo cadere vivo in mano degli Alleati, certo che questi ultimi non lo avrebbero condannato ma, al contrario, avrebbero presto o tardi usufruito del suo carisma per tenere lontano dalla Nazione lo spettro del Comunismo. Come fare allora si sono chiesti i quattro del Comitato insurrezionale, per eseguire rapidamente la sentenza prima che il duce possa essere consegnato agli Alleati?

Per prima cosa Longo impone a Cadorna, attraverso Valiani, di firmare un documento che rechi l'ordine per l'uccisione di Mussolini e dei suoi gerarchi. Cadorna anche se non d'accordo, non è in grado di opporsi alla decisione presa e, anche se sul documento mancano o vengono contraffatte firme importanti come quella del Parri (del tutto all'oscuro della triste faccenda), l'ordine scritto per l'esecuzione del Duce, assume un connotato di ufficialità, in quanto emesso dal CLN.

L'immagine di facciata che i quattro costruiscono per la storia comincia a delinearsi: prima delle 7 del 28 aprile Longo e Pertini impartiscono delle precise disposizioni al partigiano Giovanbattista Mignoli, al secolo ragionier Walter Audisio. Su questo incontro si costruirà il castello della menzogna, eretto in pochi minuti e tenuto in piedi per oltre mezzo secolo.

Secondo la versione ufficiale, Longo affida al "Colonnello Valerio" la cui identità rimarrà sconosciuta fino al 1947, l'ordine di partire per Dongo per giustiziare Mussolini. Ma la verità che comincia a delinearsi già dal '56 grazie a Franco Bandini e successivamente da Giorgio Pisanò, è ben diversa... Longo, quella mattina del 28 aprile del '45 ordina ad Audisio di recarsi a Dongo per prelevare Mussolini e codurlo a Milano per consegnarso agli alleati. Audisio viene accompagnato a bordo di una Fiat 1100 nera da Aldo Lampredi, fedelissimo di Longo e affiancatogli da questi per depistarlo e per controllarlo. A seguito loro c'era un camion con un gruppo di dodici partigiani... si dice che alcuni abbiano rifiutato "l'invito" forse intuendo la verità...

"L'Italia doveva e voleva farsi giustizia da sè. La Resistenza non poteva rinunciare a questo atto finale, per delegarlo alle truppe alleate ed ai loro tribunali. Tra l'altro ho molti dubbi che in questo caso Mussolini sarebbe stato condannato a morte" dichiarerà il capo delle Brigate Garibaldi anni dopo al settimanale Panorama. Mussolini però non si trova più a Dongo, ma è stato trasferito da "Bill" e da "Pedro" a Germasino. Al rientro a Dongo Pedro (anche se c'è chi sostiene fosse Bill) va a trovare Claretta che si trova ancora ospite in una stanza del Municipio. La signora Petaccim che ha tenuta segreta la sua vera identità perchè in possess odi un passaporto spagnolo, si rivela soltanto quando Pedro le porta i saluti del Duce. Anzi, a questo punto, chede al capo partigiano di permetterle di ricongiungersi con lui, e Pedro l'accontenta. Con alcuni dei suoi riparte per Germasino: il suo scopo è quello di prelevare il Duce e di trasferirlo in un altro luogo ancora più sicuro. Il corteo quindi parte per Brunate. A Mussolini viene fasciata la testa, come se si trattasse di un ferito, per scongiurare l'eventualità che possa essere riconosciuto. Nei pressi di Moltrasio però, il corteo è costretto a cambiare direzione, perchè in lontananza si odono degli spari, e il capitano "Neri" suggerisce Bonzanigo, dove nelle vicinanze abita una famiglia di sua conoscenza, di indubbia fede partigiana. Verso le 4:30 del matino Mussolini e la Petacci entrano in una stanza al primo piano di un tranquillo cascinale di proprietà dei De Maria.

Da questo momento in poi la storia, quella che almeno fino ad oggi abbiamo conosciuto come tale, è stata scritta non dalla storia stessa, ma da alcuni uomini che avevano deciso di nascondere per sempre la verità contrabbandando come tale quella storia da loro creata e voluta. Ancora oggi quella storia non è stata ufficialmente cambiata, anche se molte verità si sono aggiunte e sono state riconosciute grazie allo sforzo di alcuni giornalisti che hanno fornito prove documentate e testimonianze. Non sto qui a scrivere la versione ufficiale, perchè tutti oramai la conosciamo e soprattutto perchè è stata smentita da numerose altre testimonianze. Mi fa comunque sorridere la fantasia che hanno avuto dicendo che " Mussolini continuava a balbettare, tremare, immobile, con la bocca semiaperta e le braccia a penzoloni". Ma come sono andate veramente le cose?

Prima di tutto il duce era stato tutt'altro che remissivo, anzi aveva affrontato il mitra di Valerio andandogli incontro e che la Petacci tutto'altro che stordita e fuori di sè, si era lanciata sul Duce per proteggerlo rimanendo colpita a sua volta. Ed è dal '56 che comincia a diffondersi una voce, secondo la quale il PCI aveva imposto a tutti coloro che avevano partecipato all'esecuzione di Mussolini il silenzio per ben 50 anni. La contravvenzione alle disposizioni impartite si paga solo con la morte. Ed infatti subito dopo la guerra, scompaiono in circostanze misteriose alcuni personaggi che avevano partecipato alla spedizione finale.

Mussolini e la Petacci vengono prelevati da casa De Maria intorno alle 9 del mattino. Si sentono degli urli e due spari. L'autopsia del Duce rivelerà due ferite non mortali al braccio ed all'anca. Mussolini viene fatto uscire e consegnato ad altri partigiani che lo cconducono nel cortile, mentre la Petacci resta nella stanza. Benito Mussolini, legato come un "cane tignoso", così come lo aveva definito Sandro Pertini, ad un catenaccio posto sulla porta di legno della stalla che dà sul cordile di casa De Maria, muore poco dopo le 9 di mattina di quel 28 aprile del 1945. A sparargli è quasi certamente Luigi Longo che scarica 7 colpi all'altezza del petto. Il corpo di Mussolini viene abbandonato per circa due ore legato alla porta della stalla. Verso le 12 riprende l'agitazione e vede sfilare un singolare corteo che attraversa le astadina antistante l'abitazione. Ci sono due uomini che sorreggono a braccia un terzo uomo coperto da cappotto e da un passamontagna, e poi c'è una donna che piange ed urla: indossa una pelliccia, ha sotto braccio una borsetta ed in mano un foulard. Tra un singhiozzo e l'altro si aggrappa con forza alle gambe del morto portandogli via uno stivale. "Cosa vi hanno fatto! Come vi hanno ridotto!" urla piangendo. Qualcuno ( Alfredo Mordini), fa partire una raffica alle spalle della poveretta urlando in francese: "Taci puttana". La frittata è fatta. Lino e Gianna con addosso il cappotto di Claretta, la pelliccia sul braccio ed un foulardi n testa, ed un'altro partigiano con addosso il cappotto, una sciarmpa ed il cappello di Mussolini ben calato sulla fronte. Alla piazzetta del lavatoio si ricongiungono con gli altri salendo su un'auto nera che, poco dopo, si ferma favanti a Villa Belmonte. A terra ci sono già i due cadaveri. Alle 16 circa la finta fucilazione Poi i corpi vengono coperti con i cappotti subito fatti sparire perchè qualcuno si era accorto che mancavano su di essi i fori dei proiettili. Alle 17 e 48 del 28 aprile, il plotone di esecuzione abbatte sedici persone tra cui anche Pietro Calistri, assolutamente estraneo, colpevole solo di aver chiesto uno sciagurato passaggio alla colonna fermata a Musso. Doveva andare in licenza.

Prima che tutto questo avvenisse, però, sembra che qualcuno abbia effettivamente tentato di salvare Mussolini: Cadorna, Pedro, Bill, Giovanni Dessy, Colombo.

Piuttosto nebulosa invece è la posizione inglese. Non si sa infatti, se l'intelligence britannica abbia operato per salvare Mussolini o per assicurarsi che fosse eliminato inseieme alla Petacci. Il motivo? Evidentemente il Duce e, di riflesso, la sua compagna, sapevano qualcosa che assolutamente non doveva saltar fuori per non compromettere l'onorabiltà e la rispettabilità della politica inglese e dei suoi rappresentanti. Il riferimento a Winston Churchill non è assolutamente casuale. Quante volte negli ultimi tempi il duce aveva fatto riferimento ai suoi preziosi dicumenti, tenuti con sè fino agli ultimi istanti, che avrebbero stravolto i lgiudizio sulla storia. Non è escluso, infatti, che insieme a Longo ed ai giustizieri di Mussolini, fosse presente un fantomatico esponente inglese, tale John più volte menzionato da qualche storico non allineato. Alle 3 del mattino del 29 aprile 1945, lautocarro contenente i corpi di Mussolini, della petacci e dei sedici giustiziati a Dongo, dopo aver attraversato Corso Sempione, arriva a piazzale Loreto. I corpi vengono scaricati per terra, nei pressi della pensilina di un distributore di benzina, scelta del luogo non casuale... Il corpo di Mussolini viene affiancato a quello di Claretta e qualcuno, senza dubbio in segno di scherno, adagia il suo capo sul petto della donna e gli mette nellamano destra un labaro della RSI. Un'immagine terribile, feroce, patetica e grottesca al tempo stesso. Alle prime luci dell'alba i primi passanti incuriositi guardano in mezzo a quell'orrore. Qualcuno riconosce Mussolini e la voce si diffonde. In poco tempo la piazza si riempie e la calca comincia a diventare incontenibile. Alcuni esagitati scaricano la pripria rabbia su quei poveri corpi coprendoli di sputi e di calci. Nelle tristi immagini girate a ricordo di quei momenti terribili, si vede la scarpa di una donna che con ferocia sferra un calcio sulla testa tumefatta del Duce. I vigili del fuoco sono costretti ad intervenire con gli idranti per disperdere la folla che, incuriosita, si stringe sempre di piu' intorno al cerchio che racchiude i 18 corpi. Ma si aggiunge un corpo, quello di Achille Starace, ex segretario del Partito Fascista che oramai vive in solitudine lontano dalla politica. Sceso in strada in tuta da ginnastica, qualcuno lo riconosce e lo porta immediatamente in piazzale Loreto davanti agli altri gerachi. Lo condannano sbrigativamente in nome di un sedicente "tribunale del popolo" e lo uccidono senza pietà. Per motivi di ordine pubblico o forse per permettere a tutti di vedere bene quei corpi martoriati, sette delle 19 vittime, vengono issate e legate per i piedi ai tralicci della pensilina del distributore. Un idiota, uno di quelli che erano saliti sul traliccio per fissare i piedi dei poveri corpi alle trav, si diverte con un'asta a far girare i corpi urlando: "E adesso, chi volete vedere?". Ovviamente in pirmo piano penzolano i corpi di Mussolini e della Petacci. Un sacerdote si accorge che Claretta non indossa gli slip, ed a testa in giù la gonna le ricade sul corpo. Con dello spago fissa la gonna alle gambe evitando quell'ulteriore insulto. Il motivo per cui, nonostante la Petacci fosse "indisposta", non indossasse le mutandine, rimane un mestero. Tutti i giustiziati vengono piu tirati giù grazie all'intervento del colonnello Charles Poletti, caricati su alcuni camion e trasferiti alla camera mortuaria del Cimitero Monumentale. Alle 7 e 30 del 30 aprile nella sala anatomica dell'obitorio comunale, il corpo di Mussolini è sottoposto ad autopsia. Ad eseguirla è il prof. Mario Cattabeni assistito dai professori Emanuele D'Abundo ed Enea Scolari. E' presente anche un generale medico del CVL: "Guido" incaricato di controllare ogni cosa. L'esame necroscopico rivela subito che il corpo è stato fatto segno a numerosi colpo inferti post-motem sia con oggetti contundenti sia con punteruoli ed armi taglienti e da sparo di ogni tipo. Il cranio è schiacciato in più parti con fuoriuscita di materia cerebrale, il volto sfigurato, alcuni arti quasi staccati. Nove sono i proiettili che hanno colpito il Duce quando ancora era in vita, gli altri 6 colpi sono stati esplosi post-mortem. L'esame, inoltre, non evidenzia alcuna traccia di cibo nello stomaco. Nonostante il corpo della Petacci si trovi vivino a quello di Mussolini, su di lei non viene effettuata alcuna autopsia. Cosa poteva risultare di così compromettente dall'analisi necroscopica della Petacci?

Ancora più tormentata è la vicenda legata alle spoglie di Mussolini che non trovano pace per ben dodici anni prima di essere tumulate nella tomba di famiglia a Predappio nel cimitero di San Cassiano... ma questa è un'altra storia.
Queste informazioni sono tratte dal libro " Mussolini - Duce si diventa" di Remigio Zizzo... E' una miniera di informazioni... lo consiglio a tutti gli appassionati dell'argomento...

mercoledì 7 marzo 2007

Orrori...


Nei paesi a dittatura comunista non c'è libertà! Le idee più diffuse sul Comunismo, o l'idea più semplificatae più corrente di esso, sono semplicemente un'idea che non corrisponde quasi in nulla alla realtà. La scure giacobina, ossia il governo italiano del centro sinistra, sta pianificando la rimozione ed il monitoraggio di tutti quei siti ritenuti dannosi e contro la storiografia ufficiale: il sito di Fabio Galante, è uno di questi. In Italia la libertà di espressione, per alcuni, non è piu' garantita.Il Novecento è stato caratterizzato principalmente dalle centinaia di migliaia di vittime del comunismo, ed è giusto che questo venga finalmente reso pubblico. E' ora di far luce su quei punti oscuri della storia nascosti per 70 anni! I Regimi Comunisti, per consolidare il loro potere, hanno fatto del Crimine di Massa un autentico sistema di governo. La strategia del terrore è al centro del loro potere. Dove è passato il comunismo, o dove purtroppo regna ancora, non risulta esserci mai stata tutta questa libertà, tutto questo amore tanto enfatizzato dai "falsi profeti rossi".Il Novecento è stato caratterizzato principalmente dalle centinaia di migliaia di vittime del comunismo, ed è giusto che questo venga finalmente reso pubblico. E' ora di far luce su quei punti oscuri della storia nascosti per 70 anni! I Regimi Comunisti, per consolidare il loro potere, hanno fatto del Crimine di Massa un autentico sistema di governo. La strategia del terrore è al centro del loro potere. Dove è passato il comunismo, o dove purtroppo regna ancora, non risulta esserci mai stata tutta questa libertà, tutto questo amore tanto enfatizzato dai "falsi profeti rossi".
Le vittime italiane dei Lager di Tito
(evviva il comunismo, evviva la libertà)
Giuseppe Spano aveva 24 anni e molta fame. In poco più di un mese aveva perso oltre 20 chili ed era diventato pelle e ossa. Quel 14 giugno 1945 non resistette e rubò un po' di burro. Fu fucilato al petto per furto.
Ferdinando Riechetti aveva 25 anni ed era pallido, emaciato. Il 15 giugno 1945 si avvicinò al reticolato per raccogliere qualche ciuffo d'erba da inghiottire. Fu fucilato al petto per tentata fuga.
Pietro Fazzeri aveva 22 anni e la sua fame era pari a quella di centinaia di altri compagni. Ma aveva paura di rubare e terrore di avvicinarsi al reticolato. II 1° luglio 1945 morì per deperimento organico.
In quale campo della morte sono state scritte queste storie?
A Dachau, a Buchenvald oppure a Treblinka?
No, siamo fuori strada:
Questo è uno dei lager di Tito!
Borovnica, Skofja Loka, Osseh. E ancora Stara Gradiska, Siska, e poi Goli Otok, I'Isola Calva.
Pochi conoscono il significato di questi nomi. Dachau c Buchenvald sono certamente più noti, eppure sono la stessa cosa. Solo che i primi erano in Jugoslavia e gli internati erano migliaia di italiani. deportati dalla Venezia Giulia alla fine del secondo conflitto mondiale e negli anni successivi, a guerra finita, durante I'occupazione titina.
I DEPORTATI DIMENTICATI IN NOME DELLA POLITICA ATLANTICA
Una verità negata sempre, per ovvi motivi, dal regime di Belgrado, ma inspiegabilmente tenuta nascosta negli archivi del nostro ministero della Difesa. Oggi il Borghese è entrato in possesso dei documenti segreti che, oltre a fornire l'ennesima prova dell'Olocausto italiano sui confini orientali, sono un terribile atto di accusa non solo nei confronti di Tito, ma soprattutto verso tutti i governi che si sono succeduti dal 1945 in poi. Partendo da quello di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, per finire con gli ultimi di Silvio Berlusconi., Lamberto Dini e Romano Prodi. Perchè nessuno ha parlato? Perché nessuno ha tolto il segreto ai documenti che provano (con tanto di fotografie) il massacro e le torture di migliaia di italiani? Semplice: la verità è stata sacrificata alla ragion di Stato. Vediamo perché.
Belgrado, nell'immediato dopoguerra, si avvia sulla strada dello strappo con Mosca ed il nascente blocco occidentale vuole a ogni costo che quel divorzio si consumi. Ma il costo l'ha pagato solo il nostro Paese il cui governo, per codardia, accetta supinamente di sacrificare sull'altare della politica atlantica migliaia di giuliani, istriani, fiumani, dalmati. Colpevoli solo di essere italiani.
"Condizioni degli internati italiani in Jugoslavia con particolare riferimento al campo di Borovnica (40B-D2802) e all'ospedale di Skofjia Loka (11-D-2531) ambedue denominati della morte" titola il rapporto del 5 ottobre 1945, con sovrastampato "Segreto", dei Servizi speciali del ministero della Marina. Il documento, composto di una cinquantina di pagine, contiene le inedite testimonianze e le agghiaccianti fotografie dei sopravvissuti, accompagnate da referti medici e dichiarazioni dell'Ospedale della Croce Rossa di Udine, in cui questi ultimi erano stati ricoverati dopo la liberazione, e da un elenco di prigionieri deceduti a Borovnica. Il colonnello medico Manlio Cace, che in quel periodo ha collaborato con la Marina nel redigere la relazione che, se non è stata distrutta, è ancora gelosamente custodita negli archivi del ministero della Difesa, lasciò fotografie e copia del documento al figlio Guido, il quale lo ha consegnato alle redazioni del Borghese e di Storia Illustrata.
MANCA IL CIBO MA ABBONDANO LE FRUSTATE
"Le condizioni fisiche degli ex internati", premette il rapporto, "costituiscono una prova evidente delle condizioni di vita nel campi Jugoslavi ove sono ancora rinchiusi numerosi italiani, molti dei quali possono rimproverarsi solamente di aver militato nelle fila dei partigiani di Tito in fraterna collaborazione con i loro odierni aguzzini..."
Ai primi di maggio del '45, dopo la capitolazione tedesca, i partigiani di Tito controllano l'intera Istria, giungendo a Trieste e Gorizia prima degli anglo-americani. Sono i giorni del terrore, del calvario delle foibe, ma anche dell'altra terribile faccia della "pulizia etnica": le deportazioni. Sono migliaia gli italiani internati nei lager jugoslavi e poche centinaia faranno ritorno a casa, dopo aver subito terribili sofferenze.
"Il vitto era pessimo e insufficiente", racconta nel rapporto il carabiniere Damiano Scocca, 24 anni, preso dai titini il 1° marzo 1945 nella caserma del Cln di Trieste, "e consisteva in due pasti giornalieri composti da due mestoli di acqua calda con poca verdura secca bollita... A Borovnica non si faceva economia di bastonate; durante il lavoro sul ponte ferroviario nelle vicinanze del campo chi non aveva la forza di continuare a lavorare vi veniva costretto con frustate ... ". " ... Durante tali lavori", afferma il finanziere Roberto Gribaldo, in servizio alla Legione di Trieste e "prelevato" il 2 maggio, "capitava sovente che qualche compagno in seguito alla grande debolezza cadesse a terra e allora si vedevano scene che ci facevano piangere. Il guardiano, invece di permettere al compagno caduto di riposarsi, gli somministrava ancora delle bastonate e tante volte di ritorno al campo gli faceva anche saltare quella specie di rancio".
Le mire di Tito sul finire del conflitto sono molto chiare: ripulire le zone conquistate dalla presenza italiana e costituire la settima repubblica jugoslava annettendosi la Venezia Giulia e il Friuli orientale fino al fiume Tagliamento.
Antonio Garbin, classe 1918, è soldato di sanità a Skilokastro, in Grecia. L'8 settembre 1943 viene internato dal tedeschi e attende la "liberazione" da parte delle truppe jugoslave a Velika Gorica. Ma si accorge presto d essere nuovamente prigioniero. "Eravamo circa in 250. Incolonnati e scortati da sentinelle armate che ci portarono a Lubiana dove, dicevano, una Commissione apposita avrebbe provveduto per il rimpatrio a mezzo ferrovia. Giunti a Lubiana ci avvertirono che la commissione si era spostata ... ". I prigionieri inseguirono la fantomatica commissione marciando di città in città fino a Belgrado.
PRIGIONIERI UCCISI PERCHE' INCAPACI DI RIALZARSI
"In 20 giorni circa avevamo coperto una distanza di circa 500 chilometri, sempre a piedi", racconta ancora Garbin ai Servizi speciali della Marina italiana. "La marcia fu dura, estenuante e per molti mortale. Durante tutto il periodo non ci fu mai distribuita alcuna razione di viveri. Ciascuno doveva provvedere per conto proprio, chiedendo un pezzo di pane al contadini che si incontravano... Durante la marcia vidi personalmente uccidere tre prigionieri italiani, svenuti e incapaci di rialzarsi. I morti, però, sono stati molti di più... Ci internarono nel campo di concentramento di Osseh (vicino Belgrado, ndr), avevamo già raggiunto la cifra di 5 mila fra italiani, circa un migliaio, tedeschi, polacchi, croati ... ".
Chi appoggia Tito nel perseguire il suo obiettivo di egemonia sulla Venezia Giulia?
Naturalmente il leader del Pci Palmiro Togliatti, che il 30 aprile 1945, quando i partigiani titini sono alle porte di Trieste, firma un manifesto fatto affiggere nel capoluogo giuliano:
"Lavoratori di Trieste, il nostro dovere è accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con loro nel modo più assoluto"
A confermare che la pulizia etnica è continuata anche a guerra finita sono le affermazioni di Milovan Gilas, segretario della Lega comunista jugoslava, che, in un intervista di sei anni fa a un settimanale italiano, ammette senza giri di parole: "nel 1946 io ed Edvard Kardelj andammo in Istria ad organizzare la propaganda anti-italiana... bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni di ogni tipo. Massacri di civili, violenze, torture, affogamenti di massa, mutilazioni... Così fu fatto"

SKOFJA LOKA, L'OSPEDALE CHIAMATO "CIMITERO"
E nei campi di concentramento finiscono anche i civili, come Giacomo Ungaro, prelevato dai titini a Trieste il 10 maggio 1945 "Un certo Raso che attualmente trovasi al campo di Borovnica", è la dichiarazione di Ungaro, "per aver mandato fuori un biglietto è stato torturato per un'intera nottata., è stato poi costretto a leccare il sangue che perdeva dalla bocca e dal naso; gli hanno bruciacchiato il viso e il petto così che aveva tutto il corpo bluastro. Sigari accesi ci venivano messi in bocca e ci costringevano ad ingoiarli".
I deperimenti organici, la dissenteria. le infezioni diventano presto compagni inseparabili dei prigionieri. "Fui trasferito all'ospedale di Skofja Loka. Ero in gravissime condizioni", è il lucido resoconto del soldato di sanità Alberto Guarnaschelli, "ma dovetti fare egualmente a piedi i tre chilometri che separano la stazione ferroviaria dalI'ospedale. ...Eravamo 150, ammassati uno accanto all'altro, senza pagliericcio, senza coperte. Nella stanza ve ne potevano stare, con una certa comodità, 60 o 70.Dalla stanza non si poteva uscire neppure per fare i bisogni corporali. A tale scopo vi era un recipiente di cui tutti si dovevano servire. Eravamo affetti da diarrea, con porte e finestre chiuse. Ogni notte ne morivano due, tre, quattro. Ricordo che nella mia stanza in tre giorni ne morirono 25. Morivano e nessuno se ne accorgeva ... "."Non dimenticherò mai i maltrattamenti subiti", è la testimonianza del soldato Giuseppe Fino, 31 anni, deportato a Borovnica ai primi di giugno 1945, "le scudisciate attraverso le costole perchè sfinito dalla debolezza non ce la facevo a lavorare. Ricorderò sempre con orrore le punizioni al palo e le grida di quei poveri disgraziati che dovevano stare un'ora anche due legati sospesi da terra; ricorderò sempre con raccapriccio le fucilazioni di molti prigionieri, per mancanze da nulla, fatte la mattina davanti a tutti..."."Le fucilazioni avvenivano anche per motivi futili ...", scrive il rapporto segreto riportando il racconto dei soldati Giancarlo Bozzarini ed Enrico Radrizzali, entrambi catturati a Trieste il 1° maggio 1945 e poi internati a Borovnica.
PER ORE LEGATI A UN PALO CON IL FILO DI FERRO!
"La tortura al palo consisteva nell'essere legato con filo di ferro ad ambedue le braccia dietro la schiena e restare sospeso a un'altezza di 50 cm da terra, per delle ore. Un genovese per fame rubò del cibo a un compagno, fu legato al palo per più di tre ore. Levato da quella posizione non fu più in grado di muovere le braccia giacchè, oltre ad avere le braccia nere come il carbone, il filo di ferro di ferro era entrato nelle carni fino all'osso causandogli un'infezione. Senza cura per tre giorni le carni cominciarono a dar segni di evidente infezione e fuoriuscita di essudato sieroso purulento, quindi putrefazione. Fu portato a una specie di ospedale e precisamente a Skofja Loka. Ma ormai non c'era più niente da fare, nel braccio destro già pullulavano i vermi... AI campo questo ospedale veniva denominato il Cimitero…."Nel lager di Borovnica furono internati circa 3 mila italiani, meno di mille faranno ritorno a casa. A questi ultimi i soldati di Tito imposero di firmare una dichiarazione attestante il "buon trattamento" ricevuto. "I prigionieri (liberati, ndr) venivano diffidati a non parlare", racconta ancora Giacomo Ungaro, liberato nell'agosto 1945, "e a non denunziare le guardie agli Alleati perchè in tal caso quelli che rimanevano al campo avrebbero scontato per gli altri".
TORTURE NEI LAGER DI TITO
Per conoscere gli orrori di un campo di concentramento titino è opportuno riassumere i vari tipi di punizione, come emergono dai racconti dei sopravvissuti.
La prima è la fucilazione decretata per la tentata fuga o per altri fatti ritenuti gravi da chi comanda il campo, il quale commina pena sommarie. Spesso il solo avvicinarsi al reticolato viene considerato un tentativo d’evasione. L’esecuzione avviene al mattino, di fronte a tutti gli internati.
C’è poi il "palo" che è un’asta verticale con una sbarra fissata in croce: ai prigionieri vengono legate le braccia con un fil di ferro alla sbarra in modo da non toccare terra con i piedi. Perdono così l’uso degli arti superiori per un lungo tempo se la punizione non dura troppo a lungo. Altrimenti per sempre.
Altra pena è il "triangolo" che consiste in tre legni legati assieme al suolo a formare la figura geometrica al centro della quale il prigioniero è obbligato a stare ritto sull’attenti pungolato dalle guardie finchè non sviene per lo sfinimento.
Infine, c’è la "fossa", una punizione forse meno violenta ma sempre terribile, che consiste in una stretta buca scavata nel terreno dell’esatta misura di un uomo. Il condannato, che vi deve rimanere per almeno mezza giornata, non ha la possibilità nè di piegarsi nè di fare alcun movimento.
QUESTO ERA IL TRATTAMENTO CHE I PACIFICI COMUNISTI RISERVAVANO AI PRIGIONIERI NEI LORO LAGER
Queste persone, questi martiri, non hanno avuto (stranamente) una Anna Frank o un Primo Levi che li ricordasse, che testimoniasse l'orrore dei campi di concentramento comunisti. Alle vittime dei Nazisti non manca un solo quartiere che non abbia una strada a loro dedicata.
Le vittime dei regimi Comunisti passano da sempre inosservate... E già, Anna Frank e Primo Levi erano ebrei, quindi le vittime delle guerre sono sempre e unicamente loro: gli ebrei. Le foto che seguono sono la testimonianza che le Stragi e le Deportazioni di massa, ad opera dei post-titini, esistono ancora. Io mi chiedo: Quante persone avrebbe dovuto uccidere Milosevic prima di essere condannato a un nuovo Processo di Nurimberga?

Come si può pensare solo lontanamente che si faccia Giustizia nei Balcani quando non è stata resa Giustizia alle Vittime delle Foibe?
PENSIAMO SOLO E UNICAMENTE AD AUSCHWITZ COME UNICO MASSACRO DELLA STORIA?
Il costante dominio dei Mass-Media,il controllo Totale dell'informazione e della "formazione dell'ESSERE" tramite libri di testo, perpetrata da Ebrei e Comunisti ai danni di individui inconsapevoli, fa si che tutto quello che non è conforme al loro insegnamento diabolico risulti nullo e invisibile all'occhio umano!
Anche davanti all'evidenza più cruda!!
Dalla costituzione dello stato di Israele ci hanno bombardato costantemente di messagggi politici subliminali, al punto di farci vedere Auschwitz anche in una ragazza che beve la Coca Cola!
TUTTI GLI ALTRI ORRORI NON CI DEVONO RIGUARDARE?

domenica 25 febbraio 2007

FIAMMA TRICOLORE: IN PIAZZA A TORINO PER LAVORO E CASA


Si e' concluso senza incidenti, sorvegliato da uno stretto cordone di polizia, e dopo aver cambiato il percorso iniziale, il corteo nazionale della Fiamma Tricolore a Torino. I temuti "contatti" con il contemporaneo presidio e poi corteo dell'Assemblea Antifascista non ci sono stati, grazie soprattutto al cordone di polizia in una parte del centro di Torino praticamente blindata. Con i circa mille partecipanti, provenienti da diverse regioni italiane, il segretario nazionale della Fiamma Luca Romagnoli, che ha osservato: "sono allibito non tanto dalla reazione dei nostri avversari politici ma per il fatto che noi sfiliamo per temi, quelli sociali della casa, del lavoro, per cui dovrebbero sfilare loro. Loro, che si comportano da servi sciocchi, hanno chiesto il voto per tutto quello che questo governo non sta realizzando disattendendo gli impegni, che erano stati presi". E sull'aspetto di "citta' blindata" che presentava oggi Torino, Romagnoli ha osservato: "mi dispiace per i cittadini torinesi costretti a questo dalla stupidita' degli altri ma sono pero' convinto che sapranno capire chi ha ragione e chi no".
Di seguito un'immagine del corteo

sabato 24 febbraio 2007

Il diavolo veste Prodi


Questa è la copertina di qualche tempo fa del settimanale "Panorama" ma mai come in questi giorni di attualità... Il nostro Vittorio Feltri nell'editoriale di ieri del quotidiano Libero scrive: "Sono increduli. Non si rendono conto della gravità dell'accaduto. Gli pare impossibile di dover andare a casa e le provano tutte per resistere resistere resistere. A Roma dicono: nun ce vonno sta'. Non c'è niente di più umano del rifiuto della realtà quando è brutta. Ma se non è oggi sarà domani, li vedremo costretti ad aprire gli occhi. La sinistra si è inchiodata alle poltrone e il suo motto è: hic manebimus optime, vade retro Berlusconi (qui stiamo benissimo, e tu Cavaliere non ti avvicinare). Ieri, una giornataccia per il centrosinistra alla ricerca ossessiva di una soluzione da offrire al presidente Napolitano. Il quale però, pur sensibile alle esigenze degli ex compagni, mostra di voler fare di testa sua. Un Prodi bis lo convince poco. È consapevole che se il premier dimissionario tornasse in Parlamento con la stessa compagine ministeriale, o solo leggermente ritoccata, e con la medesima maggioranza, non andrebbe lontano. I numeri dell'Unione non garantiscono alcuna tenuta. Il Professore azzoppato rischia di durare meno del Professore euforico di inizio legislatura."
Come non essere nuovamente d'accordo con lui?

giovedì 22 febbraio 2007

Caduta del governo Prodi

Ieri sera, già ero molto felice del pareggio dell'Inter... ma cosa mi poteva farmi esultare ancora di più??? La notizia della caduta del Governo Prodi... Allora Dio esiste eccome...




Questa è la prima pagina del quotidiano "Libero" Che dire? E' spettacolare... Un grazie a Vittorio Feltri... Ora un commento alla notizia...
Feltri scrive:" Prima o poi doveva succedere. Questo lo sapevano tutti. Ma che succedesse proprio ieri sulla risoluzione di D'Alema in materia di politica internazionale non osavamo sperarlo, anche se la speranza è l'ultima a morire. Per ora l'unica certezza è che il governo al Senato ha dimostrato di non avere una maggioranza. Da notare che non è caduto su un emendamento a una leggina marginale, bensì su questioni fondamentali, il ruolo dell'Italia sullo scacchiere mondiale. Prima di pensare al domani, scusate cari amici, vogliamo brindare. Non tanto alle disgrazie altrui, quanto alla conferma delle nostre tesi: non si può governare neanche un condominio con due voti di scarto a proprio favore e contando sul precario appoggio di sette senatori a vita, per nulla intimoriti dalla prospettiva di andare a casa, perché loro a casa ci vanno solo per le esequie. Perdonate la brutalità, ma il problema è tutto qui. Lo abbiamo detto fin dal primo giorno di legislatura: dura minga, non dura. E conoscendo il pollaio di centrosinistra, eravamo consapevoli che l'incidente sarebbe accaduto o in campo etico o in campo internazionale"
Inutile aggiungere altre foto delle prime pagine di altri quotidiani, questa fa capire cosa ne pensa la maggioranza degli italiani... Un grande dubbio però me lo mette Casini, che dichiara:" Governo in panne ma è illusorio pensare che vadano a casa"... Voi dite che non avranno la dignità di tornarsene a casa???